La partenza

La partenza

Dal sesto libro immaginario di Alex: “Lezioni di piano”
Capitolo: “La partenza”

Valentino uscì per andare a fare la spesa.
Un week-end come un altro, comprò ciò di cui aveva bisogno comprese le sue solite birre.
Egli non era un alcolista ma spesso vedeva nell’alcol l’unico rimedio per sconfiggere la malinconia.
Mentre usciva dal centro commerciale notò un pianoforte lasciato in un angolo.
“Perchè no?” pensò e si avvicinò allo strumento con qualche esitazione, esibirsi in pubblico non è come suonare da soli ma fu più forte di lui, desiderava sentire il suono di quel pianoforte a coda.

Suonò qualcosa di semplice per scaldarsi le mani “Preludio in do maggiore di Bach”, la prima musica che aveva imparato in vita sua.
Come immaginava, il suono del pianoforte era stupendo, nulla a che vedere con quello del suo pianoforte digitale casalingo e una volta presa confidenza con lo strumento passò da una melodia all’altra.

Valentino aveva due modi di suonare: uno sulle nuvole ovvero immaginava di suonare in pubblico con l’orchestra oppure sulle montagne o in riva al mare o altro ancora.
Si era abituato così al mondo, spesso sognava di essere altrove perché non sopportava la realtà, era così che si difendeva dal dolore.
L’altro modo di suonare invece era quello da musicista concentrato e la sua immaginazione si rifletteva sulle note, l’intensità nel toccare i tasti era guidata dai sentimenti e dalle emozioni provenienti dai luoghi più profondi della sua anima, danzava con le melodie, le faceva sue, le arricchiva con altre note e non pensava più.

Quel pomeriggio scelse il secondo modo e passò dalla colonna sonora del film Il favoloso mondo di Amélie ad Halleluja di Leonard Cohen, dall’Estasi dell’oro di Morricone a Nuvole Bianche di Ludovico Einaudi e altre che conosce solo lui per finire con la sua preferita in assoluto The heart ask pleasure first di Michael Nyman.

A volte a Valentino capitava di sbagliare qualche nota ma lui non si fermava.
La sua vecchia maestra, in occasione di uno dei saggi che faceva ogni anno, gli insegnò che quando si esibiva l’importante era non fermarsi “tanto la gente non capisce niente” sottolineò sorridendo.

Quando finì di suonare, sentì uno scròscio di applausi, non si accorse che intorno a lui si era formata una piccola folla che lo riempì di complimenti e lo ringraziò anche per l’esibizione.

Una signora in particolare gli disse “complimenti maestro” e lui pensò alla sua insegnante “Maestro? Si, aveva ragione la vecchia, la gente non capisce niente”.
La signora non si limitò a un semplice complimento ma lo invitò alla sua associazione di cui era presidente, un’associazione che organizzava attività per bambini orfani o con problemi particolari e lui senza pensarci accettò l’invito, credè che forse sarebbe stato divertente insegnare a suonare a dei bambini, così, in maniera non ufficiale e gratuita.

Il sabato pomeriggio successivo Valentino si presentò all’associazione.
Era nervoso, pensava di aver fatto una sciocchezza ad accettare, lui non sapeva come comportarsi con i bambini, gli era capitato di insegnare l’utilizzo di software per lavoro ad adulti ma con i bambini? Caduto nel panico entrò comunque dove fu accolto dalla signora, presidente, sempre sorridente.

Valentino fu portato davanti al pianoforte e lì precisò che poteva insegnare solo a un bambino alla volta, non tutti insieme.

Ogni bambino pensò è a sé particolare, è un mondo a sé fatto di infinite sfumature e non tutti reagiscono allo stesso modo.

Un leone su una piccola isola è nessuno come uno squalo in una pozzanghera.
Dai il giusto habitat all’essere vivente ed esso sarà grande.
Nella società non tutti hanno la fortuna di crescere nel proprio habitat e di sviluppare il proprio talento e, in un mondo di umani sciacalli, a volte si finisce per essere alienati quando invece si potrebbe essere molto preziosi o realizzati.

Quando iniziò la lezione con il primo allievo nella mente di Valentino passavano domande del tipo “Ma chi me l’ha fatto fare? Perché sto qua? Speriamo passi presto così posso farmi le mie birre, cazzo”.
L’accordo era di un’ora, Valentino passò tre ore nell’associazione, a lui piaceva insegnare, molto di più di quanto volesse ammettere, e sopratutto piano piano sentiva che dava un senso alla giornata e i bambini non erano proprio così terribili.
Valentino era molto paziente e per ognuno dei suoi giovani allievi riservò un trattamento speciale e i più timidi inoltre sapeva come trattarli, perché anche lui lo era e sapeva cosa significasse perdere fiducia negli altri ed averne paura.

Il nostro maestro improvvisato era contento che la vita gli stesse dando un’opportunità di sentirsi un po’ utile per qualcuno, almeno quel giorno non lo passò a cercare di annegare nell’alcool il suo inferno interiore.

Egli credeva nell’arte dell’incontro e nel fatto che una semplice informazione può cambiarti la vita, può darti quella marcia in più per realizzare qualcosa.

Aveva imparato a usare il pianoforte perché lo suonava la sua compagna di banco di cui si era innamorato e quell’amore sofferto alla sua giovane età era diventato un’attività preziosa per qualcuno quel giorno.

Valentino, dopo le sue piccole lezioni, salutò i bambini e la presidente che lo ringraziò per il tempo dedicato.
Mentre usciva dall’edificio una ragazza dell’associazione, che l’aveva osservato tutto il tempo, lo invitò a prendersi un caffè.

Settimane dopo, dopo che l’affetto per i suoi piccoli allievi diventò smisurato, dopo che successero delle vicende che vi racconterò nei prossimi capitoli, colme di assurde coincidenze, le sue attività da insegnante occasionale diventarono una piacevole abitudine e, in un giorno speciale incontrò un suo amico al parco dove si vedevano spesso per chiacchierare un po’.

Luca: “Sei pronto per domani?”
Valentino: “Si pronto, non vedo l’ora di partire, e poi era una vita che non mi sentivo così, semplicemente bene, semplicemente me, senza quel senso di prigionia che mi provocava tanta rabbia”
Luca: “Posso farti una domanda?”
Valentini: “Dimmi”
Luca: “In Elisa invece cosa ci trovi?”
Valentino: “Non so spiegartelo, forse non si tratta solo di cosa ci trovo in lei ma è anche il modo con cui lo fa”
Luca: “Fa cosa?”
Valentino: “Essere amato da lei è meraviglioso”