Il lago di Carezza

Se una notte d’inverno al lago

Dal secondo libro immaginario di Alex: “Se una notte d’inverno al lago…”.
Capitolo: “Il lago di Carezza”.

Eugenio era un brav’uomo
Casa lavoro lavoro casa.
Casa lavoro lavoro casa.

Si accontentava di poco, per lui i pensieri felici che lo aiutavano a passare le dure giornate lavorative erano i dolci che si sarebbe mangiato, un alcolico che gli avrebbe scombussolato un po’ la testa, l’ennesima puntata dei suoi telefilm, la passeggiata al suo lago preferito nel week-end, la foto che avrebbe scattato a quei colori del lago dove il verde era predominante, il colore della speranza, il colore della vita.

Un giorno lo chiamò Paolo per dirgli che sarebbe passato uno di quei giorni.
Paolo era un amico di vecchia data che Eugenio non vedeva da tanto tempo dopo che partì per un altro paese.
Partì perché non tollerava l’Italia “troppa disonestà nel prossimo da digerire” diceva. “La vita è più bella di così, ci sono altre culture in giro per il mondo”.
E’ stato il compagno di banco di Eugenio a scuola per anni e ne hanno passate tante insieme, i due avevano una grande ammirazione l’uno per l’altro.

Quando si incontrarono Paolo raccontò delle sue avventure in altre città, la serenità che aveva nel fare le cose più comuni ed Eugenio rimaneva sbalordito, per lui era complicato persino raggiungere l’ufficio la mattina.
Era certo che Eugenio fuori dall’Italia sarebbe trattato come un portento e lo invitava sempre a fargli visita nella nuova città dove si era da poco stabilito: Londra.

Paolo era meravigliato dalla pazienza che aveva avuto Eugenio nell’affrontare i suoi problemi che gli erano capitati ed era preoccupato per lui perché viveva poco le bellezze della vita e cercò di spronarlo, di uscire dalla routine in qualche modo e di non accontentarsi solo delle sue piccole cose.
Paolo era convinto che il suo amico si meritasse di più dalla vita che, nonostante tutto, Eugenio amava tanto perché sapeva che era infinitamente più grande e intensa al di fuori della sua routine.

Eugenio, dopo quella chiacchierata col suo ex compagno di banco, decise che nei giorni seguenti avrebbe fatto qualcosa di diverso dal solito e iniziò dai piccoli gesti come a non rimandare le cose, a non rinunciare alle situazioni per timidezza o, in alcuni casi, a fare il contrario di quello che avrebbe fatto normalmente.

Un giorno decise di andare a vedere a teatro uno spettacolo in cui recitava una ragazza che gli piaceva, conosciuta in un social network dedicato alla fotografia, al costo di passare per maniaco o sfigato.

Eugenio e questa ragazza si erano scambiati qualche parola in chat ma il tutto era rimasto superficiale.

Il giorno dell’evento si presentò puntuale e, davanti all’entrata del teatro, chiese conferma della presenza dello spettacolo a un gruppo di persone e fra queste una ragazza rispose “Sì certo! Recito anch’io stasera!” e così Eugenio conobbe Sara.

Dopo lo spettacolo restò fuori del teatro per congratularsi con Sara e quando la vide le chiese se poteva rubarle il tempo di un drink al bar più vicino, cercò di convincerla dicendole che da lì a mezz’ora sarebbe arrivata la mezzanotte e sarebbe stato il suo compleanno, che sarebbe stato felice di brindare insieme a lei e poi, aggiunse per tranquillizzarla, avrebbe tolto il disturbo.

Con stupore di Eugenio, Sara accettò e passò alcune ore piacevoli con lei, era contento, quella sera era stata diversa dal solito e aveva conosciuto una ragazza che gli piaceva anche se era convinto che comunque non ci sarebbe stato seguito, era convinto di non piacere molto alle persone.

La domenica, alle 10:00 del mattino, un messaggio arrivò sul suo telefono: “Ti va di andare al lago?”.